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“Enologia leggera” per il vino sostenibile del futuro

L’enologia del futuro è quella che lavora con precisione in vigna, per tentare di evitare il più possibile le “correzioni” in cantina. Una pratica consolidatasi di recente, dopo che per anni si sono piantati vitigni in zone scelte solo perché considerate alla moda, con l’effetto di dover raddrizzare il tiro a uva già raccolta.

“In preda a un delirio di onnipotenza ci si è dimenticati di un principio base delle scienze agrarie: far crescere la varietà giusta nel posto giusto. Il criterio della vocazione è fondamentale: un’uva adatta a un terreno non sarà solo migliore dal punto di vista organolettico, ma saprà anche difendersi meglio dalle malattie, diventando automaticamente più sostenibile”, spiega al Corriere della Sera Luigi Moio, professore di Enologia all’università Federico II di Napoli e da poco eletto presidente dell’Oiv, l’Organizzazione internazionale della vite e del vino.

Moio è convinto che il futuro stia nell’espressione “enologia leggera”. A influenzare le scelte di chi compra sono sempre più fattori la qualità e la sostenibilità. Il rispetto per l’ambiente, dunque, si impone un valore aggiunto importante e “fare il vino in vigna”, secondo i principi dell’enologia leggera, sembra essere la strada da seguire.

Redazione

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