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Enel: “La stretta del codice degli appalti rischia di bloccare gli investimenti nelle reti”

Enel esprime tutta la sua perplessità, affidandosi alla voce di Antonio Cammisecra, responsabile globale delle Infrastrutture e Reti del Gruppo, sulla possibile stretta del codice degli appalti: “L’articolo 177 del codice degli appalti, che dovrebbe entrare in vigore a fine anno e che prevede l’obbligo per i concessionari, e nell’ambito del settore dell’energia i distributori, di esternalizzare l’80% delle attività e dei servizi rischia di bloccare gli investimenti nelle reti in un momento in cui è invece cruciale potenziarle per favorire la transizione energetica, per la quale il Recovery Plan stanzia 4 miliardi”, spiega al Sole 24 Ore.

In questo modo si andrebbe a condannare il distributore che diventerebbe un gestore di contratti: “C’è un’invasività pervicace della norma a proposito della capacità di un’impresa di organizzarsi nel momento in cui l’articolo 177 stabilisce un livello di esternalizzazione all’80%: si condanna il distributore, grande o piccolo, a essere sostanzialmente un gestore di contratti. Non si possono più fare sinergie, investimenti in ricerca e sviluppo, scegliere se ricorrere all’outsourcing oppure no. Mettere a gara l’80% vuol dire parcellizzare, con inevitabili conseguenze sulla qualità del servizio, sulla sicurezza, sulla capacità di fare programmi di medio termine”, aggiunge Cammisecra, interpellato dal Sole 24 Ore.

Enel teme che il piano di investimenti possa essere ostacolato: “Per le imprese del settore elettrico lavorare in collaborazione con il gruppo Enel è una grande sicurezza. C’è un’azienda capofila con una solidità e reputazione tali da tracciare una linea verso il futuro. Abbiamo già un livello di esternalizzazione discreto, però decidiamo cosa mettere a gara e cosa invece va fatto all’interno sulla base della strategicità delle tecnologie per l’evoluzione della rete”.

Cammisecra chiede un intervento del Governo: “Non si è espresso in modo specifico, né a favore né contro. Ci aspettiamo o un pronunciamento in senso definitivo o perlomeno una proroga di almeno un anno in modo da permettere una discussione”.

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