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Recovery, Min. Messa: “I fondi saranno 15 miliardi e vanno spesi bene”

“Il ministro dell’Università e della Ricerca deve fare delle proposte, incentivare con i finanziamenti, poi deve intervenire il Parlamento. Tutta la società, direi”, parla così Cristina Messa, già rettore dell’Università Bicocca di Milano e oggi ministro dell’Università.

“Gli atenei devono avere una maggiore autonomia nella scelta dei migliori, le responsabilità sono troppo diffuse e alla fine di nessuno. Chi sbaglia o recluta male deve uscire dal sistema, deve essere destituito. L’autonomia ha consentito al sistema universitario italiano di restare il settimo nel mondo per pubblicazioni scientifiche anche in un momento in cui i finanziamenti erano scarsi. I ricercatori italiani sono bravi e capaci e il sistema bandisce ogni anno tra 2.300 e 3.200 concorsi, una realtà complessa”, spiega il Ministro intervenendo al videoforum di Repubblica, “Mala e buona università”.

Messa si è soffermata sui concorsi: “Troppe volte il meccanismo di scelta dei concorsi non è chiaro, in altre è semplicemente scorretto e preordinato. Vorrei anche dire, però, che un concorso è difficile in sé. Io prima di diventare professore ordinario ne avrò fatti dieci”.

“Le falle principali sono nel metodo di abilitazione e nei bandi locali. Oggi il sistema è confuso tra l’abilitazione esterna, i rettori che non entrano nei contenuti della prova, i dipartimenti che possono fare scelte di cui poi non si prendono la responsabilità. La vera rivoluzione – spiega il Ministro – arriverà quando ci ispireremo alle pratiche realizzate all’estero. Si devono identificare i candidati migliori, le figure che possono coprire un’area, avviare un sistema di cooptazione a un livello molto alto. E poi avere commissioni allargate al mondo esterno, all’industria, all’estero. I commissari devono essere eccellenti per giudicare candidati eccellenti. A volte in alcuni atenei prevale una cultura localistica”.

Al momento il sistema di reclutamento italiano non funziona, considerando che “nella prima tornata di abilitazione, 2012-2013, siamo riusciti a chiamare in cattedra il 50 per cento di chi era idoneo. Nella seconda solo il 25 per cento, nella terza il 4 per cento. Abbiamo 40 mila abilitati alla docenza, un esercito, che non riesce a entrare in università”.

Sul Recovery Fund, il ministro per l’Università spiega: “Li dobbiamo contare tutti insieme i finanziamenti e scopriremmo che l’università dispone di 15 miliardi. Sono più preoccupata da come li spenderemo”.

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