Attualità e politica

“Per gli spettacoli stesso trattamento degli stadi”, le richieste del mondo della cultura

Agli Europei di calcio che si apriranno a Roma l’11 giugno parteciperanno 16mila spettatori, previo vaccino o tampone negativo. “Possiamo parlare di un liberi tutti, quindi immagino che l’11 giugno sia la parte finale della liberazione”, così il governatore della regione Veneto Luca Zaia ha commentato la notizia.

La decisione di riammettere, seppur con una capienza ridotta al 25%, del pubblico in un evento sportivo, ha causato l’ira di tutti gli operatori del mondo dello spettacolo che chiedono il medesimo trattamento. Lo stesso ministro della Cultura Dario Franceschini ha commentato la scelta del governo di cui anche lui fa parte: “Se si dovessero autorizzare eventi sportivi con pubblico, le stesse regole dovrebbero riguardare i concerti e gli spettacoli negli stadi o in spazi analoghi. Farò tutto il possibile per garantire la riapertura di cinema, teatri e luoghi di cultura. Dobbiamo puntare nei prossimi mesi a una serie di eventi all’aperto. Riapriranno anche i luoghi al chiuso ma allargando un po’ le regole e i numeri, dobbiamo avere una grande stagione all’aperto, abbiamo bisogno di avere le nostre piazze, le nostre strade, le nostre arene piene di musica, di cinema, di danza, di attività culturale”.

Come racconta Repubblica, molti cantanti ed artisti hanno mostrato le loro rimostranze, come Giuliano Sangiorgi che ha dichiarato: “Non si può che gioire davanti ai primi segnali di apertura alla vita, vecchia o nuova che sia. Senti di stadi che riaprono al pubblico nelle varie partite. Nonostante tu abbia già deciso con la tua band che quest’anno il tour negli stadi dovrà slittare. E lo hai fatto serenamente, in nome dell’umanità tutta. Però quando sai che non è pure per la musica questa decisione, allora la felicità inizia a vacillare”.

Gli ha fatto eco il duo Colapesce-Di Martino: “Dopo un anno di blocco totale crediamo sia giusto proporre delle soluzioni che agevolino la ripartenza, anche perché l’immobilità non può essere una soluzione permanente. Per cui ci piacerebbe che lo spunto positivo dato allo sport venisse applicato anche al mondo della musica e della cultura in genere, ovviamente nel rispetto dei protocolli”.

Redazione

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