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Il caso Speranza: il Ministro dei Fallimenti che difende l’indifendibile. Perché l’Italia non è il paese del merito

L’Italia è un paese a basso tasso di meritocrazia, e l’esempio più lampante è visibile nell’attuale governo. Si chiama Roberto Speranza, il ministro del Conte2 e del Draghi1, il ministro della Salute che ha svolto un ruolo di primo piano nella gestione più improvvisata e fallimentare della crisi pandemica. Soprassediamo sul suo curriculum e sul suo background (essenzialmente partito, partito e poi ancora partito), concentriamoci sull’Italia del Covid e sulle gesta epiche del ministro. L’Italia resta il paese che ha subìto il lockdown più lungo nel corso della prima ondata e che, ancora nella primavera del 2021, vanta il triste primato delle morti quotidiane. Circa 400 al giorno, un bollettino che fa venire i brividi. La lista di errori, sottovalutazioni e ritardi è assai lunga, la procura di Bergamo indaga sulle presunte pressioni esercitate dal vicedirettore vicario dell’Oms, Ranieri Guerra, al fine di far sparire un rapporto che bocciava pesantemente la gestione italiana bollandola come “caotica e creativa”; dalle intercettazioni emerge l’interessamento da parte dei vertici del ministero della Salute e del Cts affinché i cittadini italiani non venissero a conoscenza del giudizio impietoso sulle scelte operate dall’allora premier Giuseppe Conte e dal ministro Speranza.

La giustizia ha i suoi tempi, attenderemo di conoscere l’esito degli approfondimenti. Nel frattempo Conte non è più a Palazzo Chigi mentre l’enigma Speranza è ancora lì, a pontificare dall’alto del suo vasto consenso popolare (il partito cui appartiene è accreditato saldamente intorno al 2 percento) e a spiegarci, dopo l’ennesima previsione sbagliata (a fine dicembre il buon Speranza assicurava 13 milioni di vaccinati entro fine marzo, auguri), dopo la figuraccia di un libro scritto nel pieno della crisi e poi ritirato dalle librerie, che i contratti siglati dalla Commissione europea sono stati scritti male, certo, ma è stata comunque la scelta migliore per evitare la “guerra di tutti contro tutti” in Europa. Ora, al ministro Speranza vorremmo porre diverse domande: anzitutto, nella contrattazione erano coinvolti anche i singoli stati membri, con un delegato per stato, perciò è troppo comodo addossare l’intera responsabilità all’esecutivo sovranazionale per nascondere le gravi responsabilità dei governi. Ministro Speranza, lei dov’era mentre i contratti con le aziende del Big Pharma venivano siglati? Forse non spettava anche a lei e al dicastero da lei guidato individuare una strategia per l’approvvigionamento nazionale? Il virus non era prevedibile, il vaccino sì.

Eppure, dopo la fallimentare stagione dell’ex commissario Domenico Arcuri, di primule e banchi a rotelle (sempre frutto della regia Conte-Speranza), abbiamo scoperto che non esisteva un piano vaccinale degno di questo nome, che bisognava riscrivere tutto daccapo, che mancavano i vaccini al pari di somministratori e luoghi destinati alla somministrazione, e che nessuno – nessuno – aveva pensato seriamente di avviare una produzione nazionale del siero fino all’iniziativa del ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti. In una parola, assurdo. Ed è ancora più intollerabile che il ministro Speranza, quello del faccio-previsioni-purché-sbagliate, abbia continuato a gestire anche la fase della seconda e terza ondata, passando dal rigorismo cieco delle chiusure alle aperture allegre dell’estate in riva al mare, senza mai perdere quel tono grave e contrito, lo stesso con il quale adesso ci dice che sì, l’Europa ha scritto male i contratti ma alla fine bene così.

Intanto, paesi come Regno unito e Israele che hanno acquistato autonomamente i vaccini nel libero mercato hanno raggiunto l’immunità di gregge mentre l’Italia arranca nell’attesa di quel balzo in avanti che ancora non si è verificato. Non avremmo commesso alcun delitto se avessimo tentato la via autonoma della contrattazione con Pfizer o Moderna, dopo aver sprecato milioni di euro in banchi a rotelle avremmo potuto assicurare i vaccini ai cittadini italiani, esattamente come hanno fatto inglesi e israeliani e come stanno facendo i tedeschi di Angela Merkel che adesso negozia direttamente con la Russia per Sputnik. La linea europea sui vaccini è durata il tempo di un mattino, i vari paesi si muovono in ordine sparso e l’Italia appare immobile, come paralizzata dall’incompetenza di chi ci ha fatto sprecare tempo e risorse con l’insopportabile carico di ingenti perdite umane. Mentre, dal canto suo, il ministro dei fallimenti trova il tempo per accomodarsi in qualche salotto televisivo compiacente proseguendo, imperterrito, nella sua difesa dall’indifendibile. Eh no, l’Italia non è il paese del merito. 

Annalisa Chirico

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