Attualità e politica

La rabbia dei ristoratori: “Esistiamo anche noi”

Proteste nelle piazze di tutta Italia: tassisti, maestri da sci, ristoratori, tutti chiedono di poter riaprire le loro attività e soprattutto vogliono ristori puntuali e adeguati.

“Nel 2020 abbiamo fatturato solo il 20% rispetto all’anno prima e, calcolando quello che abbiamo perso, lo Stato ci ha risarcito il 5% di quella cifra. Per la prima volta in 12 anni di attività ho dovuto fare i debiti, 50mila euro, e senza aiuti veri dovrò chiudere”, racconta il gestore fiorentino di un ristorante a La Stampa, che raccoglie alcune delle voci di protesta.

“O riapriamo tutti e la gente può uscire anche la sera, o non ce la facciamo. Io fatturavo 2 milioni all’anno, ho avuto 36 mila euro di ristori, veda un po’ lei. E ho 40 dipendenti in cassa integrazione, che molti manco hanno preso”, gli fa eco il titolare di un ristorante a Napoli.

“Sto tenendo aperto in perdita, con un fatturato che è il 40% di quello pre-pandemia”, e ancora “Siamo cotti”, sono i gridi di aiuto e di rabbia di chi da mesi è stato messo in ginocchio dall’emergenza sanitaria. I ristoratori chiedono di poter riaprire, mantenendo gli stessi standard di sicurezza che gli permettono di essere aperti a pranzo.

Redazione

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