Internazionale

La diplomazia dei vaccini: Russia e Cina in aiuto dei paesi più poveri

“Ci siamo rivolti a russi e cinesi? Avete costruito scialuppe di salvataggio molto costose per voi. E chi non è ricco ed è piccolo, è condannato ad affondare col Titanic”, sono le parole del presidente della Serbia Vucic che descrivono l’essenza della cosiddetta diplomazia dei vaccini. Europa e Stati Uniti hanno svolto un ruolo preponderante nella fase di ricerca e di produzione, ma ci sono ora altri attori protagonisti, come Russia, Cina e India.

Chi è più ricco, compra più vaccini: è ciò che sta succedendo e il Covax, programma dell’Oms che era nato proprio per evitare che si verificasse questo trend e che aveva il compito di fornire le fiale necessarie nei paesi più poveri, non ha inviato ancora nessuna dose in Africa.

Come racconta il Corriere della Sera, tornando alla Serbia, è il primo paese in Europa per somministrazione di dosi: su sette milioni d’abitanti, quasi 700 mila hanno già ricevuto il vaccino. Il paese ha da sempre ottimi rapporti con la Russia ed è partner economico della Cina. Attraverso il siero russo Sputnik e quello della cinese Sinopharm, la vaccinazione procede a passo spedito.

L’America Latina, che ha registrato il 15% dei casi di tutto il mondo, si è rivolta a Cina e Russia per colmare il gap delle dosi acquistate in gran quantità dai paesi occidentali. Per citarne alcuni, il Brasile si è affidato al cinese Coronavac, l’Argentina è stata tra le prime a ordinare le dosi di Sputnik V, la Bolivia ha ordinato Sputnik e Coronavac. Il Cile ha acquistato anche fiale di vaccino “occidentale” ma gli ordini più consistenti arriveranno dalla Cina. La Colombia, più stretto alleato degli Usa, non ha comprato dalla Russia ma è in attesa del siero cinese.

In Paraguay un gruppo di senatori ha presentato una mozione a favore di Pechino contro Taiwan con la speranza di ricevere un numero più alto di forniture mediche, mentre in Venezuela Maduro spera di ricevere il siero cubano Soberana 01, ancora in fase di sviluppo.

L’arcipelago delle Seychelles, invece, procede spedito, con il 40% della popolazione vaccinata, hanno fatto meglio solo Israele ed Emirati Arabi. È stato il primo paese africano ad avviare la campagna vaccinale grazie alle 50mila dosi di Sinopharm donate dagli Emirati e poi alle altre 50mila di AstraZeneca arrivate tramite l’India. Sempre Adu Dhabi ha offerto poi altre 20mila dosi di un vaccino locale.

L’India è interessata perché vuole controllare l’arcipelago che considera sua zona di influenza e contenere la presenza cinese, mentre gli Emirati sono interessati per motivi commerciali, legati al turismo che vale il 10% dell’economia.

Le Seychelles mirano a raggiungere l’immunità di gregge entro marzo e riapriranno le isole a chi si sarà vaccinato. E’ la strada verso un turismo covid-free.

Redazione

 

 

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