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Capua e i cinema per vaccinare, Crisanti in versione NoVax, gli scienziati dovrebbero occuparsi di scienza

Nel giro di 24 ore abbiamo appreso che Ilaria Capua destinerebbe volentieri cinema e teatri alla vaccinazione che sarà disponibile da fine gennaio, speriamo, con una prima tranche di 3,4 milioni di dosi. Avete capito bene: cinema e teatri come presidi paraospedalieri dove i cittadini – in primis personale sanitario e categorie fragili – possano recarsi per effettuare il vaccino. La proposta ci trova radicalmente contrari: con l’indice Rt in calo e i primi segnali di lieve miglioramento, quello che ci auguriamo per attori, registi e maestranze che gravitano attorno all’industria del cinema e del teatro, è che possano tornare presto a lavorare. Nel rispetto dei protocolli di sicurezza, certo, ma sui palcoscenici e sui set per rimettere in modo l’industria dell’arte e della cultura che ha già subito danni ingenti. Altro che vaccini: al cinema vogliamo andarci per guardare i film.

E che dire delle sorprendenti dichiarazioni di Andrea Crisanti? Anche lui, come Capua, non disdegna i salotti televisivi ma a volte si lascia andare ad affermazioni sopra le righe. Le parole andrebbero sempre ponderate, e con qualche cautela in più quando il tema è l’opportunità di sottoporsi alla vaccinazione. Il professor Crisanti infatti ha dichiarato: ‘Vaccino anti-Covid? Senza dati non me lo faccio’. Ne è venuta giù una montagna di critiche: ma come, dopo mesi spesi a convincere gli italiani della sicurezza dei vaccini, adesso uno scienziato di rango fa il gioco dei NoVax? Il ‘rischio’ palesato da Crisanti che possa essere immesso in commercio un vaccino privo delle necessarie validazioni da parte della ‘comunità scientifica’, alimenta una subcultura del sospetto dalle conseguenze incalcolabili in un paese che già deve fare i conti con una diffusa diffidenza verso le strategie vaccinali. Al punto che a LaChirico.it il professore Matteo Bassetti, primario etc, ha immediatamente replicato: ‘Affermazioni gravissime: se potessi io mi vaccinerei già oggi’.

Ora, un paio di riflessioni a margine possono essere tratte: i politici italiani hanno molti limiti ma pure la scienza, in questi mesi, non ci ha fatto sognare. La politica italiana lascia spesso a desiderare: molte promesse e pochi fatti, riti barocchi, scarso riformismo, basso tasso di rinnovamento. Eppure in questi mesi di lotta alla pandemia abbiamo scoperto che neppure gli scienziati sono infallibili. Le mascherine servono, anzi non servono; tamponi soltanto per i sintomatici, rettifichiamo: per tutti; il Covid muta, non muta, clinicamente esiste, non esiste, si arrabbia, poi gli passa: alla fine un gran mal di testa per gli italiani costretti a subire misure straordinarie di restrizione della libertà, impossibilitati a lavorare per via della chiusura di una miriade di attività, con una cabina di regia incerta e contraddittoria.

Intanto gli scienziati sono diventati i nuovi beniamini, ognuno ha i suoi preferiti, alcuni sono effettivamente medici specializzati in epidemie e infezioni, altri magari hanno una laurea in veterinaria ma disquisiscono e pontificano, sono presenza fissa nei programmi televisivi, anzi firmano contratti con le tv (oltre che con le case farmaceutiche). Una degenerazione molto italica: al protagonismo mediatico di certi magistrati si è sostituito quello di certi scienziati. Il che andrebbe pure bene in tempi di emergenza sanitaria, non ci scandalizza neanche il coté economico dal momento che le competenze vanno retribuite, ma il servizio dovrebbe essere all’altezza delle aspettative e delle necessità degli utenti finali. Gli italiani hanno bisogno di opinioni autorevoli e ragionate, non di affermazioni estemporanee e poco calibrate. Serve serietà da parte di tutti.

Annalisa Chirico

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