Attualità e politica

La rabbia dei ristoratori dopo le nuove misure di Conte

Il mondo della ristorazione è stato duramente colpito dalla pandemia, con circa 400mila camerieri che si sono ritrovati senza lavoro. Con le nuove misure adottate dal Governo, bar e ristoranti dovranno ora chiudere, almeno fino al 24 novembre, alle ore 18 tutti i giorni, andando a colpire una fascia oraria che in tempi normali avrebbe portato a buoni profitti e in tempi di Covid avrebbe almeno aiutato a rientrare delle spese. Di quelle spese che sono state affrontate per adeguarsi alle normative, prevedere misuratori di temperatura, strumenti per igienizzare i tavoli e l’intero ambiente, o ancora, segnaletica aggiuntiva. Ma ora i gestori si chiedono a cosa sono servite quelle misure adottate.

“Non siamo gli untori”, questo il grido di protesta dei gestori di Milano, ascoltati da La Stampa. Ieri nell’ultimo giorno pre-“lockdown notturno” la clientela è già drasticamente diminuita. In un ristorante della periferia di Milano, frequentato dai milanesi doc, i dipendenti sono tredici e con la riduzione dell’orario si rischia di arrivare a sei. Se a pranzo c’erano abitualmente cento coperti, in queste settimane ne sono stati fatti un terzo.

Con l’incentivo allo smart working, la fascia oraria diurna, che resta l’unica possibilità di guadagno, sarà altrettanto penalizzata. I ristoratori dovranno riadattarsi e puntare sul delivery, ma in molti casi senza il sostegno di app, perché troppo care. Come potrà sopravvivere il settore della ristorazione in questo modo?

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