Politica Italiana

Prof. Maira (Humanitas): Agli italiani stressati da Covid e bollettini quotidiani dico: Usate la ragione

Non solo più poveri ma anche più stressati: è l’effetto Covid sugli italiani che il professor Giulio Maira spiega in una conversazione in esclusiva a LaChirico.it.

Il luminare delle neuroscienze, che attualmente insegna all’Istituto Clinico Humanitas di Milano dopo aver diretto per anni l’Istituto di neurochirurgia dell’Università Cattolica di Roma, racconta come i bollettini quotidiani su contagi e decessi, insieme a una informazione stampa e tv ormai monotematica, generino “uno stato di ansia e paura che fa molto male perché è strettamente legato allo stress”.

Secondo il professore, che è in libreria con il suo ultimo libro, “Le età della mente” (Solferino, 2020), “l’ansia disturba il sonno, abbassa le difese immunitarie, riduce i neurotrasmettitori positivi e incrementa quelli negativi. I mezzi di comunicazione dovrebbero aiutare i cittadini ad essere più razionali, ad esaminare i problemi con intelligenza senza lasciarsi sopraffare dalle emozioni. Purtroppo già durante i tre mesi di lockdown ci siamo resi conto che pensavamo di essere persone razionali capaci di emozionarsi, invece siamo persone emozionali capaci, talvolta, di ragionare”.

Insomma, ci sta dicendo che il resoconto quotidiano dei contagiati, che peraltro non sono “malati”, e l’amplificazione mediatica gettano gli italiani in uno stato di sconforto?
“Le persone in preda all’ansia e alla paura cedono facilmente alla depressione. Sono sentimenti negativi che ci rendono più nervosi e irascibili anche con gli altri, per non parlare degli effetti sui bambini che sono come spugne, assorbono tutto: le esperienze negative rimangono nella memoria e torneranno a galla. È importante farli dormire bene la notte, magari accompagnarli con la lettura di un libro, non lasciarli da soli davanti alla tv dove non si parla che di Covid a ogni ora del giorno e della notte. I genitori devono evitare di parlare delle questioni connesse al virus davanti ai più piccoli”.

Lei sa bene che non è facile: il Covid è ancora tra noi.
“Dobbiamo dirci che la vita tornerà ad essere come prima, dobbiamo proiettarci nel futuro e pensare che arriverà anche un vaccino. E comunque non si può abbattere il morale di un paese perché la ripresa anche economica potrà esserci soltanto se saremo in grado di infondere qualche messaggio di fiducia e ottimismo. Altrimenti la gente resterà paralizzata, incapace di agire. Dobbiamo uscire dal meccanismo dell’aggiornamento continuo, istante per istante. Va bene il notiziario al mattino ma non si può andare avanti così fino a sera. Agli italiani dico: leggete anche altre notizie, distraetevi, socializzate. Socializzare è molto importante”.

La sua sembra una provocazione: con la mascherina e il distanziamento socializzare non è facile.
“Non siamo in un lockdown stretto, usciamo di casa, andiamo al ristorante, lavoriamo, ci incontriamo. E poi la meditazione aiuta, il cervello è come un muscolo: se non lo usi deperisce e non funziona. Se lo tieni allenato sviluppa sempre nuove reti neuronali. Nella mia vita ho conosciuto anziani straordinari come Giulio Andreotti e Rita Levi Montalcini, giunti in tarda età con grande lucidità mentale proprio perché avevano coltivato una riserva cognitiva. Anche i momenti di ozio sono importanti: aumentano la creatività. Esattamente come lo stare con gli altri: non possiamo farne a meno”.

In proposito, nel suo libro lei si sofferma sui neuroni a specchio.
“È la straordinaria scoperta realizzata, verso la metà degli anni Novanta, da un team di scienziati italiani. Quando osserviamo una persona che si emoziona, non ne facciamo semplicemente una rappresentazione pittorica nella nostra mente ma attiviamo i medesimi meccanismi cerebrali sviluppando così un’empatia particolare verso l’altro. È questa la nostra natura profonda”. 

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