Attualità e politica

Chi ha già contratto il virus, può ricontagiarsi?

Una delle domande più frequenti che tutti si fanno in questo periodo è se i guariti dal Covid possono ricontagiarsi. Ad oggi in Italia sono stati registrati più di un milione di positivi che si sono poi negativizzati. Il 61% di questi sono nella fascia d’età tra i 20 e i 59 anni, il 26% sono over 60 e il 13% hanno dai 19 anni in giù. Poco più della metà (51,5%) sono donne.

Quando si contrae il Covid, il 93% dei contagiati produce gli anticorpi neutralizzanti che impediscono che il virus penetri nelle cellule. Ciò avviene tra i 6 e i 20 giorni dal contagio. Si attivano i linfociti B che producono anticorpi che lavorano anche nell’attivazione delle cellule killer che distruggono il virus. Una volta che l’infezione sparisce, calano gli anticorpi, ma resistono le cellule memoria.

Come mostra l’analisi Data Room di Milena Gabanelli e Simona Ravizza sul Corriere della Sera, la ricaduta che si ha con il virus influenzale non può essere paragonata a quella da Covid19. Nel primo caso succede perché il virus cambia in continuazione e il nostro sistema immunitario non riconosce le varianti, mentre il Coronavirus è composto dallo stesso genoma e la risposta immunitaria è verso più tipologie di proteine virali. Le cellule memoria che intervengono in caso di necessità possono resistere per 6-8 mesi.

Sulla possibilità di ricontagio, al momento si fa riferimento agli esiti preliminari dello studio del dipartimento di Virologia del Policlinico San Matteo, assieme agli ospedali di Piacenza e Lecco, che ha analizzato quanti operatori sanitari si sono ammalati nella prima ondata e quanti si sono reinfettati nella seconda. Su 1.460 positivi a maggio, si sono ricontagiati da maggio a ottobre in 27, pari all’1,8%, di cui 18 asintomatici.

Dallo stesso studio citato dalla Gabanelli, emergono altri spunti rilevanti: il rischio di infezione per chi non ha ancora contratto il Covid è superiore del 350% rispetto a chi già lo avuto e la ‘protezione naturale’ che ha chi si è già ammalato ha un’efficacia maggiore di quella dei vaccini. Se una persona si è negativizzata, ha l’1,8% di possibilità di riammalarsi, mentre con il vaccino il 5%.

Da qui nasce la necessità, secondo gli studiosi, di vaccinare per ultimi la fetta dei guariti, anche se questa ha confini non ben definiti. Oggi i guariti sono chi si è negativizzato e chi è stato dimesso dall’ospedale clinicamente guarito, ma che potrebbe essere ancora positivo per un breve periodo.

Gli studi del Policlinico San Matteo avanzano l’ipotesi che i guariti o i vaccinati possano recarsi all’estero o spostarsi tra una regione e l’altra senza dover fare la quarantena, ma mostrando la certificazione del test di positività e negatività, o dell’avvenuta vaccinazione. Servirebbero ovviamente delle norme per regolarizzarlo, ma sarebbe il primo passo verso una ripartenza dell’economia.

Redazione

 

 

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