La crisi energetica seguita all’inizio della guerra in Iran colpisce direttamente e indirettamente le esportatrici italiane, dato che rende più complesso e costoso l’approvvigionamento non solo dell’energia stessa, ma anche dei prodotti da essa derivati. Inoltre, come noto il nostro Paese si scontra con un prezzo dell’energia tra i più alti in Europa (circa il 30% in più della media Ue). Tutto questo determina inevitabilmente una riduzione dei margini, fino a quando è possibile mantenere invariati i prezzi di vendita dei propri prodotti, o una perdita di competitività, quando i costi produttivi diventano tali da dover essere almeno in parte ribaltati sul mercato, mentre la concorrenza mantiene invariati i propri. (Sole 24 Ore)
Eppure, i numeri dell’export italiano dicono che il made in Italy sta dimostrando una capacità di tenuta sorprendente nell’attuale contesto: . Nei primi sette mesi dell’anno l’export italiano di beni è aumentato secondo l’Istat del 4,6%, mentre le importazioni sono cresciute del 4,3%. A luglio l’export è aumentato del 4,7% in valore su base annua.
Anche i mercati extra-Ue mostrano una dinamica positiva: ad agosto l’export ha registrato una crescita tendenziale del 16,1% e nei primi otto mesi dell’anno le esportazioni extra-Ue sono aumentate del 5,8%.
Una capacità di tenuta particolarmente significativa se letta alla luce di uno scenario nel quale, negli ultimi anni, le imprese hanno dovuto confrontarsi contemporaneamente con l’aumento dei costi energetici, l’instabilità delle rotte commerciali, le tensioni geopolitiche e il ritorno delle politiche tariffarie. L’Italia si conferma dunque una delle principali economie esportatrici mondiali, grazie alla capacità delle proprie imprese di adattarsi a al continuo cambiamento del contesto.
Lo conferma il nuovo White Paper di Promos Italia («Energia e competitività internazionale. Come la crisi energetica ha cambiato l’export italiano e le economie regionali»), che ricostruisce l’evoluzione dell’export italiano tra il 2021 e il 2026, attraverso dati e analisi di Istat, Banca d’Italia, Eurostat, Commissione europea e Agenzia Ice.
Cinque anni in cui l’economia globale ha dovuto affrontare sfide inimmaginabili fino a solo pochi anni prima, che hanno costretto le aziende ad affrontare paradigmi della competizione totalmente nuovi, sia dal punto di vista produttivo, sia dal punto di vista commerciale, e a rivedere continuamente (e rapidamente) geografie, piani e priorità di investimento.
«Il dato più significativo è la capacità dimostrata dalle imprese italiane di continuare a competere sui mercati internazionali in una fase di eccezionale complessità – dichiara Giovanni Da Pozzo, Presidente di Promos Italia –. Tra il 2021 e il 2025 i valori esportati hanno resistito molto meglio dei volumi e molte imprese hanno saputo preservare ricavi e posizionamento attraverso strategie di pricing e di diversificazione. È una capacità di reazione che rappresenta un punto di forza del nostro sistema produttivo. La sfida ora è consolidarla e renderla sempre più strutturale».
Nel 2022, nel pieno dello shock energetico, l’export di beni italiani aveva superato i 626 miliardi di euro, con una crescita di oltre il 20% a valori correnti. Una dinamica sostenuta anche dall’aumento dei prezzi, mentre negli anni successivi





