Sono partiti i primi carichi di petrolio del Venezuela «presi» da Donald Trump dopo il blitz militare che ha portato nella notte tra il 2 e il 3 gennaio alla cattura di Nicolas Maduro, oggi sotto processo negli Usa, e uno di questi è diretto il Italia, verso la raffineria sarda Saras di Sarroch (di ex proprietà della famiglia Moratti). Il presidente americano aveva parlato di 50 milioni di barili di greggio, che erano di proprietà di Washington, che avrebbe diviso i proventi con il popolo venezuelano. Dalle parole ai fatti. Per gestire le vendite sono stati scelti i due big mondiali del trading di commodities energetiche, Vitol e Trafigura, che hanno ottenuto le prime licenze statunitensi per caricare ed esportare petrolio venezuelano, con vendite iniziali che hanno raggiunto i 500 milioni di dollari la scorsa settimana, pari a circa undici milioni di barili, secondo quanto riferito a Reuters da funzionari statunitensi. (Corriere)
L’accordo tra Caracas – dove oggi alla presidenza siede la vice di Maduro Delcy Rodriguez – e Washington sta diventando dunque operativo e milioni di barili di petrolio venezuelano stanno iniziando a viaggiare nel mondo dopo diversi anni in cui non era possibile acquistarlo a causa delle sanzioni statunitensi e la produzione era acquistata per la maggior parte dalla Cina a prezzi sotto quelli del mercato. Le società commerciali hanno preso i carichi di greggio e li hanno immagazzinati nei terminal dei Caraibi, offrendo il greggio venezuelano a Stati Uniti, Europa e India. Vitol avrebbe negoziato carichi per raffinerie statunitensi tra cui Valero e Phillips 66, e anche per la propria raffineria Saras in Italia. Trafigura ha venduto un carico a una raffineria spagnola e con la petroliera Gloria Maris sta trasportando greggio agli Stati Uniti. In precedenza, Valero e Phillips 66 avevano avuto accesso al petrolio venezuelano attraverso accordi che coinvolgevano la statunitense Chevron, partner della società statale Petróleos de Venezuela SA (Pdvsa). Altre società, tra cui Chevron stessa, stanno aspettando che Washington conceda loro esenzioni alle sanzioni.
Il prezzo pagato da Vitol e Trafigura è più alto rispetto a quanto vendeva il Venezuela durante il periodo delle sanzioni, quando il Paese era costretto a offrire forti sconti (circa 30 dollari al barile) per incoraggiare gli acquirenti ad assumersi il rischio di violare le restrizioni statunitensi. Ma i due trader hanno ottenuto uno sconto di 15 dollari rispetto al prezzo di riferimento internazionale del Brent, scambiato attualmente (26 gennaio) intorno a 65 dollari al barile. Per i 50 milioni di barili che il Venezuela venderà nell’ambito dell’accordo sostenuto dagli Stati Uniti, il prezzo di vendita più elevato genererebbe entrate aggiuntive pari a 750 milioni di dollari. Altre fonti hanno riferito che i carichi vengono consegnati agli Stati Uniti con sconti che vanno da 8,5 a 9,5 dollari al barile rispetto al Brent.





