Economia

Industria: con il conflitto in Ucraina in crisi molti settori strategici

La guerra russa in Ucraina sta mettendo in crisi settori industriali strategici per l’Italia e per l’Europa. Settori come I-Thech, comparto aerospaziale, sviluppo energetico, che necessitano di materie prime si trovano a ridurre la dipendenza dalla Russia, con disagi non indifferenti.

Anche le sanzioni fatte nei confronti della Russia, stanno mettendo in difficoltà l’economia dei paesi occidentali, tra cui l’Italia, una delle nazioni più esposte. Infatti, uno studio di The European House-Ambrosetti, lancia l’allarme sulla carenza di materie prime critiche (CRM) essenziali per lo sviluppo di settori ritenuti strategici per la nostra economia.

La produzione industriale italiana dipende per 564 miliardi dall’importazione di materie prime critiche extra-Ue e il conflitto ha fatto emergere un’esposizione dell’Italia verso la Russia di quasi 107 miliardi legati alla fornitura di palladio (35%), rodio (33%), platino (28%) e alluminio primario (11%). Ed è per questo che settori industriali strategici sono in seria difficoltà.

Per diminuire la nostra dipendenza dalla Russia, una delle soluzioni, potrebbe essere quella di avvicinarsi alla Cina, già ora il primo fornitore di materie prime critiche in Europa (44% del totale) e principale esportatore dell’Ue di terre rare (98% del totale).

L’altra soluzione sarebbe quella di iniziare a produrre beni essenziali, attraverso il riciclo. Secondo i report con 55,5 milioni di tonnellate prodotte a livello globale nel 2020 e una previsione di crescita al 2030 pari a 75 milioni, i Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche da cui si possono ricavare materie prime critiche, rappresentano un’importante fonte alternativa di approvvigionamento.

Riciclando, sarebbe possibile coprire fino all’11% del fabbisogno di materiali importati dalla Cina. Per farlo, conclude lo studio, è necessario adeguare la disciplina di raccolta dei prodotti tecnologici, incentivare i meccanismi di raccolta e semplificare le procedure autorizzative per i cosiddetti “ecopoint”.

Redazione

 

 

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