La Banca centrale europea allontana la necessità di una nuova stretta monetaria. Dopo l’aumento dei tassi di interesse di un quarto di punto annunciato l’11 giugno, con l’inflazione tornata sopra il 3% sulla scia dello shock energetico, l’istituto centrale ritiene ora che i prezzi torneranno nel medio termine in linea con l’obiettivo del 2%, senza altri interventi. (Ansa)
A dare il segnale è stata la stessa presidente della Bce Christine Lagarde in audizione al Parlamento Europeo: famiglie, imprese e mercati continuano a confidare in un rientro dei prezzi (“non vediamo segnali di un disancoraggio delle aspettative di inflazione”, ha detto Lagarde). E soprattutto non ci sono effetti a catena, con una rincorsa tra salari e inflazione (non si vedono “effetti di secondo impatto”, ha spiegato). Insomma: “non servirà una risposta più incisiva della politica monetaria”.
Certo, il conflitto in Medio Oriente ha rallentato l’economia dell’Eurozona e il picco dei prezzi dell’energia con la chiusura di Hormuz ha alimentato le pressioni sui prezzi. Ma pur con segnali di un rallentamento nei servizi, ha segnalato Lagarde, la manifattura continua a reggere, sia grazie all’accumulo delle scorte e sia per l’aumento degli investimenti nella difesa. Le nuove proiezioni dell’Eurosistema, ha ricordato, indicano una crescita dello 0,8% nel 2026, dell’1,2% nel 2027 e dell’1,5% nel 2028. L’inflazione è salita al 3,2% a maggio dal 3% di aprile. Nonostante questo, “la maggior parte degli indicatori delle aspettative di inflazione a lungo termine si attesta intorno al 2%”. L’attesa è così quella di una “stabilizzazione” e la Bce è “fiduciosa” che “l’inflazione tornerà all’obiettivo”. Quanto poi all’accordo di pace in Medio Oriente, nonostante che sia “il benvenuto”, la situazione resta comunque “fragile” e con rischi al rialzo.
“L’impatto finale della guerra dipenderà dall’intensità e dalla durata dello shock energetico e dalla sua trasmissione all’economia”, ha avvertito Lagarde. Sullo sfondo dello stesso dibattito sulle conseguenze economiche delle tensioni geopolitiche è intervenuto da Roma anche il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta. Ancora una volta l’Europa si trova “di fronte a un crocevia” in una fase segnata da “guerra, rivalità geopolitiche e frammentazione economica”. Secondo il governatore, la risposta richiede “la determinazione politica necessaria per completare l’assetto istituzionale dell’euro” e un salto di integrazione europea. Per rilanciare la crescita servono infatti progetti comuni nelle comunicazioni e su istruzione, tecnologia e difesa. Servirà poi superare “i mercati nazionali” con regole più armonizzate e strumenti comuni capaci di finanziare innovazione, transizione verde e sicurezza. Richiamando Jean Monnet, secondo cui “l’Europa si costruirà nelle crisi”, Panetta ha però avvertito che “un progresso lento e guidato dalle crisi non è più sufficiente”. “Dobbiamo plasmare il nostro futuro prima che siano le crisi a imporci la loro direzione”, ha affermato. Per il governatore, l’euro “non è semplicemente una moneta” ma “un simbolo di unità, sovranità, prosperità economica e capacità di difendere i valori politici della libertà e dell’apertura”: “È tempo che gli europei si sveglino”, ha concluso citando il Nobel Robert Mundell.




