Nel 2025, l’industria italiana rallenta la produzione. L’Istat segnala un calo che preoccupa le imprese e le associazioni dei consumatori. In contro tendenza, il settore energia continua a salire, lasciando intravedere una situazione economica a due velocità. (Repubblica)
Industria in Calo, Energia in Ascesa: L’Istat Dipinge un Quadro Economico a Due Velocità. L’industria italiana mostra segni di affaticamento nel corso del 2025, con una frenata nella produzione che desta preoccupazione tra gli operatori economici e le associazioni dei consumatori. I dati, resi noti dall’Istat, evidenziano un rallentamento generalizzato, sebbene con marcate differenze settoriali. A controcorrente, si registra una performance positiva nel settore energetico, che si configura come un elemento di resilienza in un contesto altrimenti problematico. La flessione produttiva, secondo le rilevazioni dell’istituto di statistica, si concentra in particolare su tre comparti chiave: l’industria chimica, il settore tessile e la fabbricazione di mezzi di trasporto.
La situazione economica globale, caratterizzata da un’inflazione persistente e da tassi di interesse elevati, ha un impatto diretto sulla capacità di spesa delle famiglie e sugli investimenti delle imprese. Questo contesto, unito alle incertezze legate alla guerra in Ucraina e alle tensioni commerciali internazionali, contribuisce a creare un clima di sfiducia e a frenare la crescita economica.
Il Codacons ha espresso preoccupazione per il calo del consumo di beni durevoli, un indicatore che riflette la fiducia dei consumatori e la loro capacità di spesa. Questa tendenza al ribasso potrebbe avere conseguenze negative sull’intera economia, riducendo la domanda interna e rallentando ulteriormente la crescita. L’associazione dei consumatori invita il governo ad adottare misure urgenti per sostenere il potere d’acquisto delle famiglie e incentivare gli investimenti.
Questa diminuzione della domanda di beni durevoli riflette una crescente prudenza da parte delle famiglie italiane, che preferiscono destinare i propri risparmi a spese essenziali o a investimenti a basso rischio. La paura di una recessione economica e l’incertezza sul futuro del mercato del lavoro contribuiscono a questa tendenza.





