L’oro supera per la prima volta quota 5.100 dollari l’oncia e aggiorna i massimi storici, spinto dagli acquisti difensivi in un contesto di elevata incertezza geopolitica e commerciale e alla vigilia della riunione della Federal Reserve. Il rally si inserisce in una settimana già molto forte: l’oro ha guadagnato oltre l’8% negli ultimi giorni e da inizio anno segna un progresso vicino al 18%, dopo la chiusura positiva del 2025. L’oro spot ha toccato il record di 5.110,50 dollari l’oncia. I future sull’oro statunitense con consegna a febbraio viaggiano a 5.090,40 dollari l’oncia. Nel 2025 l’oro è salito del 64%, registrando il suo maggiore aumento annuale dal 1979 e infrangendo diversi record grazie alla domanda di beni rifugio, all’allentamento della politica monetaria statunitense, ai robusti acquisti delle banche centrali e agli afflussi record negli exchange-traded fund. (Sky TG 24)
L’impennata arriva mentre le tensioni – dalla Groenlandia al Venezuela, fino al Medio Oriente – segnalano un aumento del rischio geopolitico e rafforzano il ruolo dell’oro come bene rifugio per eccellenza. Sul fronte monetario, il mercato si aspetta che la Fed mantenga i tassi invariati e guarda con attenzione al discorso del presidente Jerome Powell per ottenere indicazioni sui tempi e sul ritmo di eventuali tagli nel corso dell’anno. Un orientamento prudente o “dovish” tende a sostenere le quotazioni dell’oro riducendone il costo-opportunità.
Secondo Goldman Sachs, la base della domanda di oro si è ormai ampliata ben oltre i canali tradizionali. Le partecipazioni negli ETF occidentali sono aumentate di circa 500 tonnellate dall’inizio del 2025, mentre stanno diventando sempre più rilevanti nuovi strumenti di copertura dai rischi macroeconomici e gli acquisti fisici da parte di famiglie ad alto reddito. In rialzo anche gli altri metalli preziosi: l’argento avanza di oltre il 2% a 106,56 dollari l’oncia (nuovo record), mentre il platino segna un lieve progresso a 2.798,46 dollari (massimo storico).





