Le guerre e le incertezze internazionali legate dazi e cambi non frenano l’export. Secondo l’Istat, nel 2026 le vendite all’estero del made in Italy correranno il doppio (+1,6 per cento) del Pil, (+0,8). Anche se la crescita potrebbe essere a macchia di leopardo: farmaceutica e agrifood continueranno a essere le locomotive, stenterà la meccanica, mentre si teme un altro anno difficile per moda o auto. (Il Messaggero)
Proprio le vendite all’estero dell’agrifood nel 2025 hanno battuto tutti i record: 73 miliardi, in aumento del 5 per cento rispetto al 2024. Vino, pasta, il “trasformato” (con il latteario-caesario in testa) e l’ortofrutta i comparti che hanno trainato il settore. Le performance migliori in Germania (+7 per cento), Francia (+6), Spagna (+15) e Regno Unito (+3). I dazi di Trump hanno rallentato la penetrazione negli Usa (-2 per cento), ma non hanno causato gli sfaceli previsti nei mesi scorsi. Secondo Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, dietro questi risultati ci sono «la qualità dei nostri prodotti e il lavoro fatto dalla Farnesina e dal ministero dell’Agricoltura per rafforzare le agenzie per l’internazionalizzazione».
Mentre, guardando al futuro, Prandini segnala «l’aumento delle barriere in Paesi come la Cina» e «il rischio di perdere per i nostri prodotti deperibili i mercati del Medioriente» per le difficoltà e i costi di trasporto legati ai passaggi via Suez.





