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Lavoro: oltre la metà del part time è involontario

Oltre la metà dei 4 milioni e 203 mila lavoratori e lavoratrici part-time, per l’esattezza il 56,2%, non ha scelto questa forma contrattuale ma l’ha accettata o subita per necessità o per assenza di altre possibilità, è dunque in una condizione di part-time involontario. Qual è l’identikit? Sono in prevalenza donne, residenti nel Mezzogiorno, stranieri, persone con un basso titolo di studio, o con un rapporto di lavoro a tempo determinato e vengono penalizzate in questo modo dal punto di vista retributivo. (Sole 24 Ore)

Tra le donne, che rappresentano circa i tre quarti delle persone occupate a tempo parziale è più diffuso anche il ricorso al part-time involontario, coinvolge il 16,5% delle donne occupate contro il 5,6% degli uomini occupati. Nel part time involontario la prevalenza delle donne è indipendente dal profilo socio-demografico, territoriale, di tipologia contrattuale o di settore. Il differenziale maggiore riguarda le persone impiegate in professioni non qualificate: qui il part time involontario coinvolge il 38,3% delle donne contro il 14,2% gli uomini. L’incidenza maggiore si registra nella fascia 15-34 anni dove coinvolge il 21% delle occupate rispetto al 14% di quelle di 55 anni e oltre.

Sono dati contenuti documento “Da conciliazione a costrizione: il part-time in Italia non è una scelta. Proposte per l’equità di genere e la qualità del lavoro” che evidenzia anche come l’abuso del part-time involontario in Italia venga confermato dai dati Eurostat: a fronte di una crescita simile nel ricorso al tempo parziale a livello europeo negli ultimi 20 anni, che nel 2022 ha visto l’Italia in posizione analoga alla media europea (18,2% la prima, 18,5% la seconda), nel nostro paese il part-time involontario riguarda più di un lavoratore su due tra quelli impiegati con questa forma contrattuale (56,2%) mentre la media europea si ferma a meno di un quarto (19,7%). Nella distribuzione per tipologia contrattuale, poi, in Italia il ricorso al part time involontario è al 23% nel tempo determinato, contro il 9% del tempo indeterminato e il 7% degli e delle indipendenti.

«Il part-time da strumento di conciliazione di vita e di lavoro, rischia di diventare uno strumento di ulteriore precarizzazione, soprattutto quando viene imposto e non è una scelta del lavoratore e in particolare della lavoratrice. Uno dei segni più evidenti di come abbiamo affrontato la sfida della globalizzazione mortificando il lavoro, in particolare quello delle donne» commentano Fabrizio Barca e Andrea Morniroli, co-coordinatori del Forum Disuguaglianze e Diversità che aggiungono: «in Italia la diffusione del part-time sembra più dovuta alle esigenze delle imprese di ridurre il costo del lavoro che a quelle dei lavoratori e delle lavoratrici».

Redazione

 

 

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