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Rinnovabili, impianti bloccati dall’iter burocratico. Cingolani: “Stiamo semplificando le procedure”

L’Italia avrebbe già raggiunto l’obiettivo della transizione energetica se anche solo il 50% delle rinnovabili oggi sulla carta arrivasse al termine del complicato iter autorizzativo. La denuncia, scrive Repubblica, arriva dal rapporto di Legambiente “Scacco matto alle fonti rinnovabili” e dagli ultimi dati Terna, società italiana operatrice delle reti di trasmissione dell’energia elettrica.

Per raggiungere l’ambizioso obiettivo della transizione energetica, il nostro Paese dovrà installare 80 GW di rinnovabili entro il 2030. Le richieste di autorizzazione per impianti eolici e solari ci sarebbero pure, senonché l’iter burocratico interviene nel complicare il tutto decimando i progetti e rallentando per anni quelli rimasti.

Il problema, si legge nel rapporto di Legambiente “sono normative obsolete, la lentezza nel rilascio delle autorizzazioni, discrezionalità nelle procedure di valutazione di impatto ambientale, blocchi da parte delle Soprintendenze, norme regionali disomogenee tra loto a cui si aggiungono contenziosi tra istituzioni”, ma anche le “opposizioni dei territori”. Una situazione che comporta un allungamento dei tempi fino a cinque anni invece dei sei mesi previsti dalla normativa.

Per ovviare al problema alcuni interventi sono stati messi in atto, spiega il ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani, e altri arriveranno presto: “Il Decreto semplificazioni porterà da 1200 a 300 giorni l’iter autorizzativo per nuovi impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili”, spiegando che di fronte ad eventuali stalli sarà il governo ad intervenire.

Redazione

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