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Per quasi un lavoratore su due lo smart working durante la pandemia è stato una fonte di stress

Per quasi un lavoratore su due lo smart working durante la pandemia è stato una fonte di stress: è quanto emerge dalla ricerca Epson che ha analizzato gli smart workers di 11 paesi europei (Italia, Regno Unito, Spagna, Francia, Germania, Paesi Bassi, Belgio, Svezia, Finlandia, Norvegia, Danimarca).

Come racconta il Corriere della Sera, dall’indagine è emerso che tra le principali difficoltà, compare l’ambiente di lavoro: un intervistato su due (il 55%) ha raccontato di non avere uno spazio adatto e di aver lavorato in tutte le stanze della casa, dalla cucina al bagno, il 6% anche in auto. Per il 52%, la difficoltà è stata non avere l’attrezzatura adeguata e usare, per esempio. l’asse da stiro come scrivania.

Il lavoro agile ha poi spento la motivazione e il 45% dei lavoratori ha dichiarato che questa non farà altro che diminuire se si continuerà con questa modalità.

Inoltre, più di un lavoratore su tre, pari al 34% degli intervistati, ha spento la webcam almeno una volta durante una call, allontanandosi di nascosto, e uno su venti ha ammesso di essersi addormentato.

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