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Rustichelli (Antitrust): “Per ripartire dobbiamo alleggerire gli effetti patologici della burocrazia”

“Se vogliamo ripartire, e il Recovery fund rappresenta la grande occasione, dobbiamo alleggerire gli effetti patologici della burocrazia”, lo sostiene Roberto Rustichelli, presidente dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.

“Gli appalti pubblici rappresentano l’11% del Pil. Proprio per questo la nostra proposta è semplificare. Ma, poiché viviamo una situazione eccezionale, non possiamo applicare regole normali in un periodo che normale non è. Come l’Europa ha sospeso la normativa sugli aiuti di Stato, noi proponiamo, in attesa dell’auspicata semplificazione, di sospendere temporaneamente il codice degli appalti e di utilizzare le direttive europee, che sono direttamente applicabili, stante l’espresso rinvio alla normativa nazionale per le parti non self executive. Non c’è alcuna intenzione di ridurre le tutele dei lavoratori o di abbassare la guardia sui controlli, ma soltanto la volontà di eliminare le barriere all’ingresso e all’uscita”, spiega Rustichelli in un’intervista al Corriere della Sera.

Nel suo discorso di fiducia al Senato, il premier Mario Draghi ha sollecitato l’Antitrust chiedendo come rimettere in moto la concorrenza per uscire dalla crisi. Nel giro di poche settimane, l’Autorità ha inviato diverse proposte al vaglio di Palazzo Chigi. “L’Antitrust si prende la responsabilità di segnalare quello che non funziona. Non sono argomenti comodi, le lobby sono sempre pronte. Ma se tagliamo la burocrazia, tagliamo costi alle imprese. Infatti, secondo la stima del 2020 della Cgia di Mestre, il costo che incombe sul nostro sistema produttivo per la gestione dei rapporti con la PA ammonta a 57,2 miliardi di euro. Le imprese hanno bisogno di lavorare, mentre l’Italia ha necessità che i progetti vengano portati a termine e le opere pubbliche realizzate. Siamo convinti che eliminare tutti gli adempimenti non necessari vada in questa direzione ed aiuterebbe molto il nostro paese a riprendersi”, spiega il Presidente.

Nella segnalazione inviata al governo, c’è un capitolo sulle concessioni balneari: “Noi non abbiamo il potere, che spetta alla magistratura, di revocare le concessioni, ma abbiamo il dovere di attivarci quando ci vengono segnalate violazioni di legge. Non è solo una questione di concorrenza, ma anche di equità sociale. I proprietari dei beni in concessione non sono le poche migliaia di concessionari, ma i 60 milioni di italiani. Ogni tanto vale la pena ricordarlo”.

In Europa vi sono politiche fiscali diverse e manca un fronte unico: “Il dumping fiscale e contributivo di alcuni Paesi sta diventando un elemento di distorsione dei valori fondanti dell’Europa e compromette il level playing field. Penso, ad esempio, a Olanda, Irlanda, Lussemburgo, Malta, paradisi fiscali con l’euro le cui politiche fiscali arrecano alle casse dello Stato italiano una perdita stimata da 5 a 8 miliardi di dollari l’anno. Oppure alle asimmetrie sulle tutele del lavoro in Paesi come la Polonia. Se una lavatrice prodotta in Italia costa 150 euro e in Polonia 100 perché lì le tutele sono inferiori e i fondi comunitari non vengono utilizzati a sostegno dei territori ma per fare concorrenza sleale sul costo del lavoro, vuol dire che la solidarietà europea viene strumentalizzata. È evidente che i paradisi fiscali danneggiano Paesi come il nostro. Le tasse devono essere pagate nei paesi in cui il valore è prodotto, per cui ben venga la web tax. Qui l’intervento dell’Europa è necessario”.

Sui colossi Big Tech, accusati di abusare delle loro posizioni dominanti, Rustichelli spiega: “Google, Facebook, Microsoft, Apple, Amazon capitalizzano in borsa circa 6.700 miliardi, che corrispondono a 4 anni di lavoro di tutti gli italiani. Le sanzioni economiche non costituiscono più un deterrente, tant’è che quando a luglio 2018 la Commissione Europea ha deciso la maxi-sanzione a Google di circa 5 miliardi, nello stesso mese la sua capitalizzazione di Borsa è aumentata di 81 miliardi. È arrivato il momento per le Autorità antitrust di ragionare in modo diverso e con strumenti diversi, tenendo altresì in considerazione che il consumatore, il cui benessere è uno degli obiettivi della concorrenza, è anche un lavoratore ed un contribuente”.

Un nodo fondamentale da risolvere è quello della semplificazione: “Dobbiamo eliminare l’idea che per fare le cose servano 50 firme, 62 allegati e centinaia di pagine di regolamenti. Da parte sua, l’Autorità deve contribuire, sempre nel rispetto della legge, a trovare soluzioni”.

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