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“Bisogna ripartire dalla sostenibilità”, così Gros-Pietro (Intesa Sanpaolo)

“Bisogna ripartire dalla sostenibilità. Se vogliamo occuparci del benessere del Pianeta sono necessari investimenti enormi per sostituire le tecnologie e le modalità operative che hanno provocato il cambiamento climatico. È una sfida immensa. Può accelerare la crescita, ma impone un grande impegno”, lo sostiene Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Intesa Sanpaolo.

“Le banche sono in salute. Gli istituti sono più leggeri, hanno ridotto gli Npl del73 percento. Ora, il compito che si pone è accompagnare le imprese dalla difficoltà al ritorno in salute. Intesa Sanpaolo ne riportate in bonis 11.500 nell’ultimo anno”, spiega Gros-Pietro in una lunga intervista a La Stampa.

“I bilanci ci sono irrobustiti, è migliorata la qualità degli attivi. Ci aspettiamo una nuova ondata di crediti difficili da gestire e siamo pronti ad affrontarla. La dotazione di capitale proprio è salita. Vale per il settore, e per Intesa Sanpaolo, che ha 23,3 miliardi di eccesso di capitale sui parametri prudenziali della Bce”.

Sulla crisi generata dal Covid-19, afferma: “È diversa dalle altre di questo secolo. Quelle erano finanziarie ed economiche, questa è sanitaria. Le imprese sono state obbligate per decreto a smettere di produrre. Guardiamo però l’altra faccia della medaglia: la liquidità è abbondante e il sistema può risollevarsi. Nel terzo trimestre 2020, con la sospensione del lockdown, c’è stato un rimbalzo senza precedenti, segno di vitalità. Indica che il rilancio è possibile. C’è bisogno di uno stimolo a spendere la liquidità accumulata, ad attivare i fattori produttivi, in particolare il lavoro. Solo così si rimette in circolazione il denaro non investito, si riduce la disuguaglianza. Potrebbe essere un keynesismo di nuova generazione: un keynesismo climatico”.

Di qui il ruolo delle banche: “Le banche possono facilitare gli investimenti, fornire corsie preferenziali che vadano nella direzione virtuosa, ad esempio ancorando le scelte agli obiettivi sostenibili del Green New Deal europeo. Allo stesso tempo, possono aiutare le aziende a selezionare il giusto partner per crescere”.

Sull’importante occasione del Recovery Fund, il presidente del gruppo di Intesa Sanpaolo dichiara: “Il Recovery Fund è nato così. L’Unione Europea era come un condominio gestito sulla base dei millesimi di proprietà: ora intende essere una comunità che costruisce gradualmente il proprio futuro, che può e deve essere diverso dal passato, ma comunque con una opportuna distribuzione del reddito e obiettivi di sostenibilità di lungo periodo. Siamo cambiati senza riscrivere le regole. È un vento nuovo”.

L’auspicio per il futuro di Gros-Pietro: “Come banchiere, vorrei la piena attuazione della Capital Markets Union per rilanciare un settore in ritardo rispetto agli Usa. Le economie europea e statunitense sono comparabili, ma il mercato finanziario europeo è sottosviluppato per potenzialità e redditività. Siamo il terzo protagonista globale, senza la potenzialità degli americani e la rapidità di crescita cinese. Non è solo un desiderio, è una esigenza: perché le banche europee sono sostanzialmente nazionali e le opzioni crossborder sono limitate”.

Intanto il gruppo capitanato da Gros-Pietro punta “sulla rivoluzione tecnologica, per aumentare la capacità di sistemi di elaborazione e gestione delle informazioni, con difese altissime e rafforzate in continuazione”.

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