Snam ottiene per il sesto anno consecutivo il Gold Standard dell’Oil & Gas Methane Partnership 2.0 (OGMP 2.0), il programma promosso dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente per migliorare la misurazione, il reporting e la riduzione delle emissioni di metano nel settore energetico. (Euronews)
Per il gruppo, guidato dal CEO Agostino Scornajenchi (in foto), il riconoscimento conferma il percorso intrapreso sul fronte della qualità dei dati ambientali e della capacità di monitorare in maniera sempre più puntuale le infrastrutture. Un tema che assume un peso crescente anche sul piano industriale, mentre gli operatori energetici sono chiamati a conciliare sicurezza degli approvvigionamenti, competitività e obiettivi di decarbonizzazione.
Il dato più significativo riguarda il miglioramento della valutazione sugli asset gestiti da Snam, salita a 4,8 punti su 5. A incidere è stato anche il ricorso a tecnologie di rilevazione più avanzate, a partire dalle campagne condotte con sensori montati su drone, utilizzati per verificare direttamente sul campo la solidità della quantificazione delle emissioni.
È un passaggio importante perché sposta l’attenzione dalla sola definizione degli obiettivi ambientali alla capacità di misurare con precisione quanto accade sulle infrastrutture. Per un operatore delle reti come Snam, disporre di informazioni più affidabili significa individuare più efficacemente le aree di intervento, migliorare il controllo degli asset e rendere allo stesso tempo più trasparente il reporting delle emissioni.
Snam aderisce volontariamente al protocollo OGMP 2.0 dal 2020. L’iniziativa delle Nazioni Unite punta ad aumentare accuratezza e comparabilità dei dati sulle emissioni di metano e, attraverso una misurazione più solida, a rendere più efficaci gli interventi destinati alla loro mitigazione.
Il sesto Gold Standard consecutivo si inserisce in una strategia più ampia. Nel proprio Piano Strategico Snam ha collegato il percorso di decarbonizzazione all’efficienza e alla sostenibilità delle infrastrutture, con l’obiettivo di accompagnare l’evoluzione di un sistema energetico nel quale la sicurezza delle forniture continua a rappresentare una priorità, insieme alla competitività e alla riduzione dell’impatto ambientale.
In questo scenario, il monitoraggio delle emissioni non resta confinato alla dimensione ESG. Entra sempre più direttamente nella gestione industriale degli asset. La crescente integrazione tra fonti e infrastrutture energetiche richiede infatti informazioni aggiornate e sufficientemente robuste da supportare le decisioni operative e gli investimenti.
Su questa impostazione si muove anche Polaris, l’osservatorio di Snam nato per offrire una lettura integrata dell’evoluzione del sistema energetico italiano attraverso dati oggettivi, messi a disposizione in forma aggregata su base mensile.
C’è poi il capitolo finanziario. La riduzione delle emissioni trova spazio anche nella strategia di finanza sostenibile del gruppo, che ha legato una quota crescente delle proprie fonti di finanziamento al raggiungimento di specifici obiettivi climatici ed ESG. Il rapporto tra sostenibilità e raccolta di capitali diventa così parte della gestione finanziaria, oltre che della politica ambientale.
Per Snam il nuovo Gold Standard rappresenta quindi soprattutto una conferma della continuità del percorso intrapreso. Dopo sei riconoscimenti consecutivi, il punto non è soltanto mantenere uno standard elevato, ma affinare progressivamente la capacità di individuare, misurare e gestire le emissioni.
L’utilizzo dei droni e di sistemi di rilevazione più sofisticati indica la direzione: più tecnologia nella gestione delle reti e una base dati più solida per orientare le decisioni industriali. In un settore nel quale la transizione passa sempre più dalla capacità di integrare infrastrutture, fonti energetiche e capitali, anche la qualità della misurazione diventa un fattore competitivo.





