Il Ministro per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità, Eugenia Roccella, a Palazzo Wedekind per l’ottava edizione della Scuola The Young Hope: antisemitismo, violenza sulle donne, attacchi alle donne in politica e integrazione.
Dall’antisemitismo alla condizione delle donne, fino all’integrazione. Sono i temi affrontati dal Ministro per la Famiglia Eugenia Roccella, intervenuta all’ottava edizione della Scuola The Young Hope, tenutasi presso Palazzo Wedekind, a Roma.
Sull’antisemitismo il Ministro ha chiarito innanzitutto il perimetro del proprio ruolo: «Come Governo non posso invadere il terreno del Parlamento». E ha aggiunto: «C’è stato un cambio di passo negli anni ed è aumentato l’antisemitismo. Classico discorso di odio, tutto questo è nato come opposizione ai discorsi d’odio e contro il popolo ebraico».
Ampio spazio anche alla violenza sulle donne. «Idea della donna come territorio da espropriare per colpire il nemico. Tutto questo è ancora molto sottovalutato», ha affermato Roccella, indicando la necessità di un impegno sul piano internazionale: «Dobbiamo fare una battaglia internazionale anche del modo in cui si raccolgono le prove».
Il Ministro si è poi soffermato sugli attacchi rivolti alle donne impegnate nella vita pubblica, citando il Presidente del Consiglio: «Giorgia Meloni ha reagito anche con ironia di fronte a manipolazioni di questo tipo». Un fenomeno con un bersaglio preciso, secondo Roccella: «Colpisce le donne quando fanno politica, quando si espongono e quando hanno un ruolo importante riconoscibile». Alla base, ha spiegato, c’è un obiettivo: «Volontà di ridurre la donna che conta e che si espone a un ruolo più subalterno e più controllabile».
In chiusura, il tema dell’integrazione. «Penso che la mescolanza sia fondamentale», ha detto il Ministro, richiamando un precedente legislativo: «Noi abbiamo fatto leggi contro le classi differenziali per le persone diversamente abili. Non capisco perché la stessa cosa non sia considerata un punto di integrazione». E ancora: «Io sono contro i quartieri monoetnici. Sempre di più c’è la tendenza a categorizzare».




