L’attenzione degli operatori questa è rivolta a Londra oltre che ai negoziati Usa e Iran. Il primo ministro britannico Keir Starmer ha detto che si dimetterà. Ha tuttavia detto che farà tutto il possibile per garantire un passaggio di poteri ordinato. (La Stampa)
Starmer, che ha già informato Re Carlo III della sua decisione, ha detto che un nuovo premier sarà insediato entro la ripresa dei lavori parlamentari a settembre. Si tratterà del settimo primo ministro in dieci anni.
A meno di due anni dalla schiacciante vittoria elettorale che sembrava porre fine al caos recente della politica britannica, Starmer ha affermato che era chiaro che il suo partito volesse che lasciasse. Il suo rivale, Andy Burnham, è il chiaro favorito alla successione.
Lo sguardo degli investitori è rivolto alla salute del Paese nel suo complesso e già nei giorni scorsi le reazioni non sono mancate. «Riteniamo che la reazione del mercato dei titoli di Stato alle elezioni possa riflettere una questione di lunga data, in particolare la crescente percezione che la Gran Bretagna stia vivendo al di sopra delle proprie possibilità – ha detto Julian Howard, Chief Multi-Asset Investment Strategist di Gam -. Il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo (Pil) si attesta ora a quasi il 94%, più o meno allo stesso livello registrato dall’inizio della pandemia e dalla risposta governativa, incredibilmente costosa, adottata all’epoca (da 310 a 410 miliardi di sterline, secondo le stime ufficiali). Analogamente, il deficit di bilancio del Regno Unito è ora pari a quasi il 5% del Pil, inferiore al picco del 10% registrato dopo il 2008 e a quello del 15% raggiunto durante la pandemia, ma comunque superiore al periodo 2000-2007, quando raramente superava il 3%».





