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Dazi, 30% di etichette in meno nei ristoranti. Il vino italiano teme altri danni

Le conseguenze delle politiche sui dazi americani iniziano a emergere con chiarezza anche nei ristoranti Usa, dove le carte dei vini si stanno progressivamente alleggerendo. Secondo i dati di Datassential, nei menu degli Stati Uniti si registra infatti una riduzione del 37% delle etichette di vino bianco e del 26% di quelle rosse, un segnale concreto delle difficoltà che i dazi stanno generando lungo tutta la filiera. Un dato che preoccupa il mondo del vino italiano. (Repubblica)

A lanciare l’allarme è la United States Wine Trade Alliance, secondo cui le misure tariffarie stanno provocando un danno “reale, diffuso e prolungato” all’economia americana del vino, colpendo importatori, distributori, ristoratori ed enotecari. Un impatto che si riflette sia sulle vendite, in calo tra il 5% e il 15% o anche oltre, sia sulla riduzione dell’offerta disponibile per i consumatori.

Sul tema è intervenuto il presidente di Unione Italiana Vini, Lamberto Frescobaldi, che ha commentato le recenti tensioni commerciali tra Stati Uniti ed Europa, aggravate dalle nuove minacce sui dazi e dalle bocciature della Corte del Commercio internazionale americana. “L’incertezza è diventata un danno ulteriore per le imprese”, ha spiegato Frescobaldi, sottolineando come il settore guardi alla possibile ratifica dell’accordo di Turnberry (l’intesa commerciale siglata nell’agosto 2025 tra Stati Uniti e Unione Europea durante un incontro tenuto nella località nota per il resort di proprietà di Donald Trump) come a una soluzione necessaria per ridurre almeno l’instabilità del mercato, pur senza entusiasmo.

“La speranza per gli imprenditori del vino è poter ridurre, per quanto possibile, l’indeterminatezza attraverso la ratifica l’accordo di Turnberry – ha aggiunto Frescobaldi – ben consapevoli che comunque non faremo festa per questo”. L’accordo è nato per cercare di ridurre la tensione sui dazi tra Usa ed Europa, in particolare su prodotti agroalimentari, vino e beni industriali. Per il settore vitivinicolo l’obiettivo principale è limitare l’incertezza: le continue minacce di nuovi dazi, rinvii e modifiche alle aliquote rendono infatti molto difficile programmare export, acquisti e distribuzione. Per questo i viticoltori considerano la ratifica dell’accordo un “male necessario”: non una soluzione ideale, ma uno strumento utile a stabilizzare almeno temporaneamente il mercato.

Anche per il vino italiano i numeri confermano una fase complessa. Secondo l’Osservatorio Uiv, l’export verso gli Usa ha registrato nel 2025 una flessione del -9,2%, pari a circa 178 milioni di euro, con un calo del 23% concentrato nell’ultimo semestre dello scorso anno. Il primo trimestre del 2026 si è chiuso con un ulteriore -20%, il peggior avvio d’anno dal 2022. Dopo nove mesi consecutivi in negativo, l’Osservatorio prevede però un lieve recupero delle vendite già ad aprile.

Redazione

 

 

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