Dopo quattro anni di conflitto e nessun segnale che indichi una fine davvero vicina della guerra voluta da Putin, l’economia russa mostra segni di grave sofferenza. La crescita del Prodotto interno lordo, che rappresenta circa il 2 percento dell’economia mondiale, rallenta: dopo essere aumentato di oltre il 4 per cento nel 2023 e nel 2024, la nuova stima per il 2025 si aggira attorno all’1%. (Sky TG 24)
Una delle cause principali risiede nell’alto livello dei tassi di interesse che sono saliti a doppia cifra, raggiungendo il 16,5%. Di conseguenza, l’inflazione elevata determina una minore capacità d’acquisto delle famiglie russe e la carenza di manodopera affossa ulteriormente l’economia, nonostante una “crescita artificiale” trainata dalle enormi spese militari.
Le famiglie sono sempre più indebitate e cominciano a mostrare maggiori difficoltà nel ripagare i prestiti, la situazione finanziaria di alcune aziende altamente indebitate è peggiorata. La Banca Centrale russa guidata dalla governatrice Maria Nabiullina, nel suo report semestrale pubblicato a fine novembre, aveva segnalato “un contesto esterno negativo e di un rallentamento della crescita economica: il rischio di credito sta diventando la principale vulnerabilità».
Il ventesimo pacchetto di sanzioni europee contro il Cremlino ha posto ostacoli, ma non decisivi, all’incremento dello sforzo bellico russo. David O’Sullivan, funzionario europeo con una carriera quarantennale nelle istituzioni dell’Ue, nominato nel 2022 “inviato europeo per le sanzioni” in una intervista al Guardian ha dichiarato: “Gran parte dell’economia russa è stata distorta enormemente dalla costruzione dell’economia di guerra a scapito dell’economia civile. Penso che sfidare le leggi della gravità economica possa durare solo fino a un certo punto”. A poter incrinare la forza economica di Mosca sembra soprattutto il fronte energetico: secondo gli stessi dati del ministero delle finanze, i proventi derivanti dalla vendita di petrolio sarebbero al livello più basso dal luglio 2020. L’Europa da tempo non compra più petrolio russo: il mercato del cosiddetto oro nero si è così molto indebolito, ma è rimasto resiliente. Cina e India infatti hanno continuato ad acquistarlo, sostenendo così la domanda di greggio russo. “La Cina sta chiaramente fornendo supporto”, ha dichiarato O’Sullivan.





