L’Unione europea estende il Carbon Border Adjustment Mechanism (Cbam), il primo dazio climatico al mondo, ampliando l’elenco dei prodotti importati soggetti a sovrattasse legate alle emissioni di CO2. Oltre alle materie prime già coinvolte, il meccanismo includerà anche componenti per auto, lavatrici e frigoriferi. L’obiettivo è duplice: da un lato evitare che le imprese europee subiscano una concorrenza sleale da parte di produttori attivi in Paesi con regole ambientali meno rigorose; dall’altro scoraggiare la delocalizzazione delle produzioni più inquinanti verso aree dove il prezzo del carbonio è assente o molto basso. L’estensione riguarda in particolare i prodotti “a valle” della filiera, caratterizzati da un elevato utilizzo di metalli, come materiali per l’edilizia e componenti per le reti elettriche, rafforzando così la tutela climatica e industriale del mercato europeo. (Repubblica)
Il Cbam, introdotto nel 2023 in una fase transitoria, diventerà pienamente operativo dal 2026, quando scatteranno i pagamenti obbligatori. Le sovrattasse saranno calcolate sulle emissioni di CO2 incorporate nei beni importati e rapportate al prezzo del carbonio fissato dal sistema Ets (Emissions Trading System) europeo. Quest’ultimo stabilisce un tetto massimo alle emissioni complessive per settori come energia, industria pesante e aviazione, distribuendo alle imprese quote di emissione negoziabili. Le aziende che superano i limiti di emissione possono acquistare quote sul mercato secondario, un meccanismo pensato per incentivare efficienza energetica e innovazione tecnologica. L’obiettivo è uniformare i costi ambientali e favorire una concorrenza più leale su scala globale. Per contrastare pratiche elusive, la Ue introdurrà valori emissivi “di default” per le imprese straniere che sottostimano le proprie emissioni, in particolare in Paesi come la Cina. In questi casi, l’applicazione di parametri standard più elevati comporterà un aumento dei costi Cbam, colmando le attuali lacune nei dati di rendicontazione.
Da quest’anno scatteranno i pagamenti effettivi, mentre l’obbligo di consegnare i certificati Cbam è previsto entro settembre 2027. Il 25% delle entrate sarà destinato a sostenere le industrie europee impegnate in investimenti a basse emissioni, rafforzando innovazione e resilienza industriale. Le nuove regole introducono inoltre controlli più stringenti sulle catene di fornitura, con sanzioni in caso di omissioni e sistemi di tracciabilità digitale per gli importatori. Un approccio multilivello che mira a ridurre il rischio di frodi, emerso nelle prime fasi di applicazione del meccanismo.
Cina, India e Sudafrica hanno criticato il Cbam, definendolo una misura protezionista e accusando l’Unione europea di discriminare gli esportatori dei Paesi in via di sviluppo. Allo stesso tempo, però, hanno avviato propri sistemi di tassazione delle emissioni, anche in risposta alla nuova architettura europea. Fa eccezione il Brasile, che adotta già dal 2021 un meccanismo analogo. Secondo le stime dell’Ocse, il Cbam potrebbe ridurre le emissioni globali tra lo 0,5% e l’1% nei settori interessati, contribuendo a riequilibrare i costi tra produttori europei ed extra-Ue senza compromettere il commercio internazionale. Sul fronte interno, il Cbam si inserisce nel percorso comunitario verso una riduzione delle emissioni del 90% entro il 2040, pur prevedendo margini di flessibilità. In particolare, Italia e Francia hanno chiesto la possibilità di utilizzare crediti di carbonio extra-Ue, con l’obiettivo di bilanciare competitività industriale e ambizione climatica.
Per l’Italia, Paese con una forte presenza nella siderurgia e nella componentistica automotive, il Cbam rappresenta al tempo stesso un incentivo alla transizione green e una fonte di preoccupazione per possibili aumenti dei costi energetici. Il settore siderurgico nazionale, già parzialmente decarbonizzato grazie all’uso dei forni elettrici, potrebbe beneficiare delle risorse generate dal meccanismo per sostenere investimenti in idrogeno verde e tecnologie di cattura della CO2. Nel Nord Italia, e in particolare nei distretti industriali tra Lombardia e Veneto, dove si concentrano filiere dei metalli, degli elettrodomestici e della meccanica, l’estensione del Cbam rafforza la tenuta delle catene del valore europee, contrastando fenomeni di dumping ambientale da parte dei produttori extra-Ue. Sul fronte energetico, l’inclusione di idrogeno, elettricità e materiali per le rinnovabili amplia il perimetro del meccanismo e può accelerare lo sviluppo delle tecnologie cleantech, con una quota delle entrate destinata a migliorare l’efficienza produttiva e le infrastrutture di rete, incluse le smart grid. Secondo le stime degli analisti, la piena attuazione del Cbam richiederà inoltre investimenti significativi in digitalizzazione e tracciabilità doganale, soprattutto per le Pmi importatrici, con costi complessivi stimati tra due e tre miliardi di euro l’anno.





