Economia

Mappa dell’Export Sace 2026: opportunità e rischi selettivi

A ben vedere, dall’esame della Mappa dell’Export 2026 appena presentata a Roma da SACE, l’Export Credit Agency partecipata dal Ministero dell’Economia, emerge uno scenario in chiaroscuro caratterizzato da due evidenze, una piuttosto preoccupante ed una sicuramente positiva”. Lo sottolinea l’economista Andrea Ferretti spiegando che “la prima evidenza sottolinea, da una parte, l’aumento dell’incertezza iniettata nel sistema del commercio mondiale da eventi geopolitici dalle conseguenze imprevedibili (guerra in Ucraina e tensioni in Pakistan, Groenlandia, Venezuela etc). Eventi a cui si è aggiunta nelle ultime ore l’escalation bellica in Medio Oriente destinata a generare ulteriori incertezze per i mercati e a mettere a rischio i traffici commerciali e l’ ordine del commercio globale. Dall’altra, l’uso sempre più disinvolto ed ondivago dei dazi come strumento di politica economica e di pressione commerciale, anche se questi ultimi hanno avuto finora un impatto inferiore alle aspettative. La conseguenza diretta di quanto descritto è che la capacità di leggere i mercati in modo selettivo, abbinata alla capacità di integrare consapevolmente la gestione del rischio nelle strategie di crescita diventa un aspetto fondamentale per tutte le imprese che puntino su export e internazionalizzazione”. (Borsa Italiana)

L’evidenza positiva – prosegue Ferretti – “mostra invece, come il sistema commerciale mondiale abbia sin qui retto molto meglio del previsto a questo scenario del tutto instabile crescendo, nel 2025, del 5%, con previsione di ulteriore crescita media del 2,3% nel triennio 2026-2028. E, in questo scenario, non va certo trascurato l’export italiano che si è dimostrato decisamente strutturato e resiliente chiudendo il 2025 con 643 mld di export (+ 3,3% rispetto al 2024) ed un saldo commerciale di quasi 51 mld.

Preso atto di ciò, “sarebbe però un grande errore per le aziende italiane sottovalutare i rischi connessi alla eccessiva concentrazione dei mercati di sbocco che rende gli esportatori più vulnerabili sia a specifici shock, sia alle imprevedibili imposizioni trumpiane in materia di dazi e di politiche commerciali. Alessandro Terzulli, Chief Economist di SACE ci ricorda, a questo proposito, che attualmente il 45% delle imprese italiane esporta in un solo mercato”.

“Il punto è che se appare chiara la necessità di uscire dalla zona di confort e individuare nuovi mercati di sbocco, appare altrettanto chiaro che approcciare nuovi mercati senza un valido supporto a livello internazionale può trasformarsi in un pericoloso boomerang per le nostre aziende. Ed è proprio in quest’ottica di sostegno agli imprenditori che diventa prezioso il supporto di organismi istituzionali quali SIMEST, ICE E SACE”, sottolinea Ferretti spiegando che “ad esempio, SACE, oltre ai tradizionali interventi di natura finanziaria-assicurativa sull’export, supporta gli esportatori in fase di internazionalizzazione basandosi su tre fattori chiave: “conoscenza, formazione e incontro”.

Per quanto riguarda il fattore “conoscenza” – prosegue Ferretti – “assume particolare rilevanza il Mappamondo Interattivo elaborato da SACE nell’ambito della citata Mappa dell’Export 2026. In sostanza questo strumento prende in esame 200 mercati esteri e mette a disposizione degli imprenditori, per ciascun mercato, informazioni sull’evoluzione dello scenario economico-commerciale, nonchè indicatori di rischio politico e di rischio di credito. Il bagaglio di informazioni offerto è poi implementato dall’indice EOI (Export Opportunity Index) che individua, in una scala da 1 a 100, il livello di opportunità imprenditoriale in un determinato Paese”.

“Scendendo più nel concreto SACE, nell’ambito di questi 200 mercati esaminati, ha poi selezionato 16 mercati strategici, molti dei quali presenti nel Piano d’Azione per l’Export elaborato dal Ministero degli Esteri. Si tratta di Paesi considerati particolarmente interessanti per le nostre aziende in quanto caratterizzati da una crescente capacità di assorbire il nostro Made in Italy, da elevati indicatori di opportunità (EOI), nonchè da rischi politici e di credito considerati sostenibili. Tra questi Paesi selezionati è possibile ricordare, a titolo di esempio, Arabia Saudita, India, Cina, Marocco, Brasile, Turchia, Messico, Egitto e altri”.

Da evidenziare, infine, “che il ruolo fondamentale di SACE a supporto dell’internazionalizzazione non si limita agli aspetti connessi al fattore conoscenza (Mappamondo Interattivo) e alla formazione garantita alle nostre aziende esportatrici. Infatti, l’Agenzia per l’Export Credit è presente anche nella fase più concreta del “business matching” attraverso l’organizzazione di tavoli di lavoro tra imprese italiane e soggetti pubblici e privati esteri, anche favoriti dalla presenza di 14 Uffici SACE sparsi per il mondo.

Anche perchè, se non c’è’ dubbio che lo sbarco in nuovi mercati esteri possa portare all’azienda esportatrice grandi benefici, è anche vero che l’assenza di contatti in loco e la scarsa conoscenza delle norme, nonché degli usi e costumi locali rappresenti per molte aziende una barriera per nulla facile da superare”, conclude Ferretti.

Redazione

 

 

Articoli Correlati

Lascia un commento

Back to top button
NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!