L’occupazione giovanile diminuisce del 3,5% su base annua, mostra l’Istat sulla base dei dati al terzo trimestre 2025. La contemporanea riduzione della disoccupazione (-4,7%) non si traduce in un travaso verso l’occupazione: l’inattività cresce del 4%. (Borsa Italiana)
Titolo di studio e territorio. Il calo dell’occupazione colpisce in modo particolarmente severo i laureati, concentrandosi soprattutto nelle regioni del Centro e del Nord. Al contrario, i diplomati mostrano una maggiore tenuta occupazionale, un dato coerente con la forte richiesta aziendale di figure tecniche e operative nel commercio e nei servizi.
Divario di genere. Nel terzo trimestre 2025, si assiste a una forbice preoccupante. Mentre il tasso di disoccupazione scende tra i giovani maschi, assestandosi al 9,6%, aumenta sensibilmente tra le giovani donne, raggiungendo l’11,4%. A questo si aggiunge un incremento della disoccupazione di lunga durata, che penalizza in particolar modo la componente femminile.
Più formazione o scoraggiamento. L’incremento degli inattivi può riflettere il prolungamento dei percorsi formativi, condizioni di scoraggiamento nella ricerca di lavoro o difficoltà di accesso alle opportunità occupazionali. Questo andamento segnala criticità nei processi di transizione verso il lavoro e una crescente distanza tra una parte della popolazione giovanile e il sistema produttivo. Nonostante le imprese segnalino diffuse difficoltà nel reperire personale e persistano fabbisogni elevati in diversi settori — soprattutto nei servizi, nelle costruzioni e nelle professioni operative — una quota crescente di giovani resta ai margini del mercato del lavoro.
Disallineamento di competenze. Tale apparente contraddizione evidenzia la persistenza di un disallineamento tra competenze disponibili e profili richiesti, nonché possibili criticità nei percorsi di orientamento e nell’incontro tra domanda e offerta di lavoro.
Il giudizio sul lavoro. Tra i giovani occupati (15–24 anni) circa l’80% si dichiara soddisfatto del proprio lavoro, sebbene prevalgano giudizi di soddisfazione moderata, coerenti con percorsi lavorativi iniziali spesso caratterizzati da stabilità limitata e prospettive di crescita ancora incerte.
Per il secondo semestre 2025, sulla base dei dati del Sistema Informativo Excelsior del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e di Unioncamere, le imprese italiane hanno programmato 2,589 milioni di entrate. Il dato segnala un lieve rallentamento (-1,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente), inserendosi in un contesto macroeconomico improntato alla cautela. Le dinamiche dimensionali confermano le micro e piccole imprese come il bacino trainante della domanda di lavoro, a fronte di strategie di assunzione marcatamente più prudenti adottate dalle imprese di dimensione medio-grande.
Professioni e mismatch: profili introvabili e tempi di ricerca fino a 6 mesi
Le strategie aziendali mostrano una chiara polarizzazione. La crescita della domanda si concentra esclusivamente sulle professioni qualificate nelle attività commerciali e nei servizi (+5,1%), che diventano il gruppo professionale più richiesto. Parallelamente, si assiste a una drastica razionalizzazione delle figure apicali e altamente specializzate: crollano le richieste per dirigenti (-20%), professioni intellettuali ad alta specializzazione (-12,4%), impiegati (-8,3%) e professioni tecniche (-4,2%). Sul fronte del mismatch, il Report rileva un leggero miglioramento rispetto all’anno precedente (48,4% nello stesso periodo del 2024), ma l’emergenza resta conclamata: le imprese dichiarano difficoltà di reperimento per il 46,1% dei contratti programmati. Considerando l’intero 2025, la difficoltà di reperimento sale al 51% quando le imprese cercano laureati. Nel corso dell’anno, la quota di laureati under 30 ricercata dalle imprese è stata pari all’11% del totale delle entrate dei giovani.
L’attuale disallineamento tra domanda e offerta rischia di rallentare la piena operatività di settori trainanti per l’economia. Le maggiori difficoltà di reperimento dei profili si concentrano in tre comparti: costruzioni (oltre il 60% delle posizioni); industria metalmeccanica ed elettronica (59,2%); servizi informatici e telecomunicazioni (51,4%).
In generale, i tempi medi di reperimento si attestano a 4,5 mesi, con punte critiche che superano i 6 mesi per specifici comparti manifatturieri e per l’edilizia, evidenziando la natura strutturale del disallineamento.





